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Ataraxia + Lili Refrain, la recensione della serata. Sabato 17 febbraio 2018 Mattatoio Culture Club, Carpi (MO)


Serata per i seguaci di lungo corso della scena dark nostrana e per i palati fini. In apertura una nostra vecchia conoscenza, Lili Refrain, one-band woman, che da anni gira per la penisola con il suo spettacolo, che ci tiene a rivendicare lei stessa, è prodotto senza trucchi e senza inganni. Lili, la sua Fender Telecaster, una loop station e qualche strumento a percussione.

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Girando con un campanellino per il locale annunciava l’inizio del suo set, che si rivelerà interattivo con il pubblico, come difficilmente capita di vedere. E l’atmosfera è subito magica, notturna, un sogno bucolico condotto da questo folletto proteiforme che sembra uscito dai boschi delle favole, ora Lisa Gerrard (con impennate rabbiose alla Diamanda Galas), ora Jimi Hendrix, ora Patti Smith. Lunghe pirotecniche suite che ti trascinano in un’altra dimensione. Un dark caleidocopico con derive kraut, prog, acide, psichedeliche. Il Pubblico ha gradito.

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Introdotti dal suono dei gong, ecco i modenesi Ataraxia, una delle formazioni italiane più longeve nella scena dark internazionale, forti di un’importante esperienza dal vivo nei quattro angoli del globo. Le loro musiche sono frutto di composizioni architettate con rigore quasi scientifico. Con una forte componente spirituale, dominate dalla voce incredibile di Francesca Nicoli, punteggiate dall’instancabile arpeggio della chitarra di Vittorio Vandelli e dal drumming di Riccardo Spaggiari. Completate dai giochi di prestigio delle tastiere di Giovanni Pagliari.

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Il repertorio, tratto dagli ultimi dischi della band, ha rappresentato per me una gradevole sorpresa. Rispetto all’esibizione dello scorso ottobre in quel di Parma ho notato (e non poteva essere altrimenti-dato il differente contesto) una maggiore presenza dell’elettronica nell’economia totale dei suoni, alcuni brani con un andamento quasi trip-hop, e altri non lontani dallo stile melodico dei Kirlian Camera.

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Un concerto che mi ha fornito l’entusiasmo necessario per aggiornare la conoscenza dei loro lavori più recenti, ferma a dischi che ho amato molto, quali Saphir, Paris Spleen, Kremasta Nera e Llyr.

 

Articolo a cura di

Fulvio Galvani 

Foto a cura di

Elisa Magnoni Photo 

 

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